Il bambino chiama la mamma e domanda: "Da dove sono venuto? Dove mi hai raccolto?". La mamma ascolta, piange e sorride mentre stringe al petto il suo bambino: "Eri un desiderio dentro al cuore". (Rabindranath Tagore)


"Se c'è qualcosa che vorremmo cambiare in un bambino, dovremmo prima esaminarla e vedere se non è qualcosa che faremmo meglio a cambiare in noi stessi."
(Carl Gustav Jung)

    INFANZIA

    La vita è un processo di sviluppo, ogni fase evolutiva comporta cambiamenti della propria esistenza e acquisizioni di potenzialità progressivamente maggiori. Nel bambino momenti fecondi sono rappresentati dalla deambulazione, l'acquisizione del linguaggio, il controllo sfinterico, la socializzazione, gli apprendimenti specifici etc che rendono via via il bambino sempre più autonomo.


    Ogni fase evolutiva sottopone la personalità del bambino a specifiche richieste ed in relazione a queste possono comparire ansia, timori, inibizioni, paure varie che possono essere sia il segnale della fase di sviluppo del bambino di natura evolutiva, che lentamente spariscono, sia segnali di un iniziale disturbo. Nel primo caso il bambino progredisce lungo le sequenze evolutive, nel secondo caso il bambino manifesta una difficoltà che è importante individuare e capire per aiutarlo. Non esistono modalità educative che possono favorire un "sano" sviluppo poiché non è possibile prevedere ostacoli nello sviluppo. Esistono situazioni potenzialmente traumatiche come una separazione, un lutto, un incidente, la nascita di fratellini, un'ospedalizzazione, una malattia, che in un bambino può determinare una modificazione della struttura della sua personalità in via di costruzione in senso negativo, in un altro bambino può determinare delle risposte adattative che lo aiuteranno ulteriormente nelle esperienze successive di vita. La stessa situazione può determinare, dunque, conseguenze diverse.

    QUANDO CONSIDERARE OPPORTUNO AIUTARE UN BAMBINO E LE FIGURE PREPOSTE ALL'INDIVIDUAZIONE DI UN DISAGIO:
      In età evolutiva tanto più è piccolo il bambino tanto più sono i genitori a chiedere aiuto allo psicologo. Il bambino non è in grado di attribuire alle sue difficoltà l'esistenza di un disagio psicologico. Manifestazioni di malessere possono essere tristezza, paura, inibizioni, svalutazioni (non sono capace) etc. L'adulto può rendersi conto che qualcosa non va perché è attento e preoccupato per il bambino oppure perché la condotta del proprio bambino disturba l'ambiente che frequenta e anche loro stessi. Ulteriori espressioni di disagio sono la comparsa di comportamenti aggressivi, difficoltà di addormentamento, di alimentazione o la mancanza di impegno nei compiti richiesti e consoni alla sua età.
      In età scolare ma anche nel corso della frequenza alla materna o al nido possono essere le insegnanti o l'educatrice a notare ad esempio la difficoltà a separarsi dal genitore, crisi di pianto, mancanza di interesse per le attività scolastiche o per quelle di gruppo, arrendevolezza, perdita fiducia negli adulti, tendenza al ritiro etc.
      Il pediatra è un'altra figura molto importante, alleata del bambino e della famiglia, che può notare cambiamenti significativi nell'andamento della crescita, nel ripresentarsi di un disturbo somatico a cui è plausibile attribuire un origine psicologica, una regressione di funzioni già acquisite. Molto utile è fare una valutazione di quanto il bambino ne risente così come l'ambiente circostante. Nella mia pratica clinica collaboro con alcune pediatre estremamente sensibili ed attente alla salute fisica e psichica sia del bambino che della famiglia al fine di favorire una piena maturità del bambino e della famiglia.

    COME E' POSSIBILE CHE UN BAMBINO, ANCHE IL PIU' PICCOLO, ABBIA PROBLEMI PSICOLOGICI?
    La mente dei bambini si forma precocemente ma si sviluppa molto gradualmente. Il bambino pertanto non ha capacità e competenze psichiche come l'adulto, ad es. non è in grado di essere consapevole di ciò che gli accade e di riflettere sulle emozioni e reazioni sperimentate. La fisiologica immaturità della psiche del bambino lo predispone, anche se molto piccolo, a riversare sul corpo e sui comportamenti i propri disagi. I disturbi emotivi dei bambini, sia se espressi con sintomi fisici e/o comportamentali, sono strettamente correlati alle specifiche fasi evolutive del bambino e con le caratteristiche di sviluppo. Pertanto il disagio manifestato dal bambino per essere compreso va inserito nella specifica fase evolutiva oltre a capire ciò che cerca di comunicare il bambino e cosa ha portato al suo stato di disagio. Così ad es. un disturbo del sonno o dell'alimentazione del lattante può avere significati diversi dalle difficoltà di addormentamento o di alimentazione di un bambino più grande. Inoltre uno stesso disagio può esprimersi con sintomi diversi nel corso della crescita, se non affrontato e risolto. Manifestazioni somatiche frequenti di disagio psicologico sono i disturbi del sonno, della regolazione degli sfinteri (enuresi, encopresi), disturbi del comportamento, dell'alimentazione, disturbi della pelle. Manifestazioni più importanti sono anoressia, vomito, asma etc. Nei sintomi fisici o mediante disturbi del comportamento è il corpo che parla poiché non si riesce a farlo in altro modo. Per consentire al bambino di esprimere difficoltà e disagi emotivi lo psicoterapeuta offre uno spazio di accoglienza ed ascolto al bambino e ai genitori al fine di tradurre il sintomo comprendendo quanto sta accadendo e perché. Con i bambini questo avviene attraverso il gioco. Il bambino attraverso il gioco e il disegno esprime il suo mondo interno, cosa prova, cosa pensa, cosa lo preoccupa nel vivere le esperienze della crescita.

    Nel mio studio di Psicologia e Psicoterapia mi occupo della diagnosi, cura e trattamento Psicoterapeutico di:

    ansia, paura, fobie, ossessioni e condotte rituali;
    difficoltà scolastiche e difficoltà a separarsi dalle figure e luoghi familiari;
    reazioni depressive e depressioni reattive (queste ultime dovute a cambiamenti improvvisi come ad es. lutti, trasferimenti, cambiamenti fisici o del proprio stato di salute);
    inibizione e timidezza, difficoltà di relazione con i coetanei e nel rapporto con proprio corpo;
    alterazione del controllo sfinterico (enuresi ed encopresi);
    disturbi alimentari;
    disturbi dell'addormentamento e del sonno;
    alterazioni comportamentali, rientrano in questi i comportamenti aggressivi ed oppositivi, reazioni di eccessiva collera e rabbia, difficoltà a rispettare le regole, a tollerare le frustrazioni, iperattività;
    disturbi psicosomatici: emicranie, mal di pancia frequenti, vomito.

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